giovedì 30 ottobre 2008

NO! AL MAESTRO UNICO

data="http://www.firmiamo.it/flash/46860black.swf" width="468" height="60"
id="flaMovie">




Sign for CONTRO IL MAESTRO UNICO






CONTRO IL MAESTRO UNICO
Petizione in difesa della pluralità docente nella scuola elementare

La volontà del ministro Gelmini di reintrodurre il maestro unico nella scuola elementare è gravissima. Ormai sono vent’anni che questa figura è stata superata definitivamente, estendendo a tutta la scuola l’esperienza di collaborazione e condivisione di responsabilità tra docenti che era maturata nel Tempo pieno. La pluralità docente ha permesso ai maestri e alle maestre di approfondire la conoscenza disciplinare e ha rafforzato lo spirito di collaborazione, rendendo la scuola elementare una comunità di conoscenze.
Il governo invece vuole solamente un ritorno al passato che gli permetta di ottenere nuovi risparmi ai danni della già tartassata scuola pubblica. Che senso ha infatti stravolgere la scuola elementare, che tra l’altro viene valutata positivamente anche nei test internazionali, se non con l’obiettivo di mettere in crisi un settore della scuola pubblica a vantaggio del mercato e delle scuole private?
Per queste ragioni noi, insegnanti, genitori, cittadini, ci dichiariamo fermamente contrari a questi progetti, ci impegniamo a mettere in atto tutte le iniziative che potranno contrastarli e a sensibilizzare in tutti i modi l’opinione pubblica.


Cosa significa in termini di didattica
la restaurazione del maestro unico nella scuola italiana

Non sarebbe più possibile la suddivisione delle materie disciplinari tra diversi docenti: il maestro o la maestra unica dovrà insegnare tutte le materie per tutto il programma previsto nei 5 anni e dovrà aggiornarsi su tutto.

Non sarebbe più possibile impostare il lavoro dei docenti in classe sulla collaborazione e sul confronto, specialmente in riferimento ai bambini con difficoltà, alle scelte didattiche, agli stili di apprendimento. Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla classe, alla didattica, alla psicologia dei bambini e delle bambine.

Non sarebbero più possibili le uscite didattiche nel territorio, musei, aule didattiche decentrate, manifestazioni sportive… Per evidenti questioni di sicurezza il singolo insegnante non può uscire dalla scuola con la classe da solo. Fino ad oggi questa didattica aperta al territorio era possibile per la presenza di più insegnanti e delle compresenze.

Non sarebbe più possibile per i genitori rapportarsi ad un gruppo di insegnanti. Il riferimento diverrebbe unico, senza appello, senza possibilità di confrontarsi a più voci.

Non sarebbe più possibile una didattica di recupero e di arricchimento dell’offerta formativa perché sparirebbero le compresenze e quindi la possibilità di organizzare percorsi ad hoc per alunni in difficoltà o attività di arricchimento che prevedano lavori a gruppi.

Cosa significa in termini di posti di lavoro

Un calcolo preciso è difficile farlo, sia perchè i dati che si hanno non sono nuovissimi, sia perchè sono parziali. Calcolando che le classi elementari statali in Italia nell'anno scolastico 2006/2007 erano 138.524 e che circa 1/5 erano a Tempo Pieno, lasciando un insegnante per classe, nelle classi a Tempo Pieno il taglio sarebbe di 27.704 insegnanti; nelle classi a modulo ne verrebbero tagliati 55.410
In totale il taglio di insegnanti di scuola elementare per la restaurazione a regime del maestro unico sarebbe di 83.114 maestre e maestri.

… e il Tempo Pieno?

È evidente che la restaurazione del maestro unico annulla di fatto il Tempo Piano. D’altronde l’esperienza del Tempo Pieno è stata il canale di pratiche e sperimentazioni attraverso cui la pluralità decente si è affermata per tutta la scuola italiana.


NO al maestro unico


data="http://www.firmiamo.it/flash/46860black.swf" width="468" height="60"
id="flaMovie">




Sign for CONTRO IL MAESTRO UNICO


lunedì 28 luglio 2008

Nucleare: basta con gli imbrogli

Basta con gli imbrogli. Le dichiarazioni acrobatiche del Ministro Scajola, che definisce "enfatizzazione" eccessiva le forti preoccupazioni espresse dall`opposizione per l`incidente nella centrale nucleare francese, sono inquietanti.

Il Governo chieda, piuttosto, per la sicurezza dei cittadini italiani, all'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica di riferire su quanto accaduto, senza omissioni. Infatti, non è possibile considerare "una fortuna" il fatto che il livello di contaminazione di cento operai non sia di livello particolarmente grave. La verità è che l'energia atomica è fallimentare sia dal punto di vista dei costi e del rischio sicurezza delle centrali nucleari a fissione di terza generazione, sia per il problema dello smaltimento delle scorie radioattive.

I cittadini sono stanchi di chi governa con annunci inconsistenti e demagogici. Il futuro del nostro Paese e', come abbiamo detto più volte, nelle energie pulite e rinnovabili come il solare l'eolico e nella ricerca sull'idrogeno.

www.italiadeivalori.com

domenica 27 luglio 2008

"Lodo Alfano? C’era già, fu inventato per salvare Scalfaro"

Il Lodo Alfano? «C’è un precedente», spiega Giuseppe Di Federico, professore emerito di sistemi giudiziari all’Università di Bologna.
Quale? Una vecchia legge dimenticata?
«No, io mi riferisco a un provvedimento della magistratura. Strano che nessuno se lo ricordi». L’ex componente del Consiglio superiore della magistratura sorride, sospira, borbotta: «Strano Paese il nostro. Certo sono passati quindici anni, ma la storia è nota, stranota: riguarda il presidente Oscar Luigi Scalfaro».
Lei pensa ai fondi riservati del Sisde?
«Esatto. Una vicenda che mi è tornata in mente nelle scorse settimane, osservando le polemiche sorte a proposito del Lodo Alfano».
Perché?
«Perché il Lodo Alfano tutela le quattro più alte cariche dello Stato».
E che c’entra Scalfaro?
«Allora, nel 1993, il Lodo non c’era ancora ma i magistrati inventarono uno scudo su misura per tutelare il capo dello Stato».
Come andò quella storia?
«Alcuni funzionari del Sisde erano stati indagati per peculato dalla Procura di Roma. Alcuni di loro tirarono in ballo Scalfaro. Dissero che all’epoca in cui era ministro degli interni, quindi prima di diventare presidente, gestiva 100 milioni di lire al mese».
Una situazione esplosiva.
«A disinnescarla ci pensarono i magistrati della Procura di Roma, non il Parlamento, con un provvedimento mirato».
Che cosa accadde?
«Anzitutto quei funzionari furono messi sotto inchiesta per attentato agli organi costituzionali».
Risultato?
«Questi 007, rischiando una condanna pesantissima, decisero di tacere, come ci racconta Francesco Misiani che all’epoca era Pm a Roma nel libro La toga rossa. Ma non è questo il punto più importante».
E qual è?
«Il passaggio successivo».
Ovvero?
«Dopo una riunione cui parteciparono alcuni magistrati della Procura di Roma si stabilì di fermare l’indagine su Scalfaro».
Su che base?
«Sempre facendo riferimento all’articolo 289 del codice penale, quello che punisce severamente l’attentato agli organi costituzionali».
L’articolo 289 come il Lodo Alfano?
«Sì. L’articolo allora suonava così: “È punito con la reclusione non inferiore a dieci anni, qualora non si tratti di un reato più grave, chiunque commette atti diretti a impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente, al presidente della Repubblica” e ad altre cariche istituzionali” l’esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge”.
La Procura di Roma stabilì un’interpretazione assai estensiva del codice?
«Certo».
L’attentato agli organi costituzionali è un reato gravissimo: è stato contestato, per esempio, ai generali dell’Aeronautica militare che avrebbero mentito e depistato, ingannando il governo a proposito della strage di Ustica.
«Nel 1993 la Procura di Roma fu lodata da tutti per questo gesto che metteva il Quirinale al riparo delle tempeste. In pratica si fece leva sull’articolo 289 per sostenere che un’indagine avrebbe impedito alla presidenza della Repubblica di svolgere i propri compiti».
Quindi il procedimento fu sospeso?
«Certo, rimase congelato per sei anni. La controprova è che ripartì solo nel ’99, quando Scalfaro lasciò il Quirinale. E a quel punto fu rapidamente archiviato».
Dunque?
«Io spero che la Corte costituzionale non faccia a pezzi il Lodo Alfano. Se no, saremmo al paradosso».
Quale?
«Vorrebbe dire che i giudici possono fare quel che non riesce ai politici. E che è un pool di magistrati e non le Camere a decidere le regole del gioco democratico. Fra l’altro se si va a vedere l’articolo 289 si scoprirà che il Lodo della Procura di Roma batte il Lodo Alfano anche come estensione».
Perché?
«Perché l’immunità prevista dal 289, secondo quell’interpretazione, copre anche il Parlamento e le Regioni».

LODO ALFANO: DI PIETRO, REFERENDUM PER FERMARE DIAVOLO

"E' un po' complicato, ma ce la faremo. Insieme possiamo fermare il diavolo". Antonio Di Pietro lancia un appello dal suo blog ad "a tutte le altre forze politiche, sindacali, associative e culturali" di unirsi all'Idv per "dimostrare che non facciamo solo parole" e annuncia: "noi dell'Italia dei Valori siamo da subito disponibili a rinunciare alle ferie, e uniamo le nostre forze ed entro il 30 settembre depositiamo 500, 600, 700 mila firme" per il referendum contro il Lodo Alfano, che ribadisce "e' immorale". Il leader dell'Idv non rinuncia a lanciare una frecciata al Pd che ha lanciato un petizione di 5 milioni di firme contro il governo Berlusconi: "il partito democratico vuole fare le petizioni di 5 milioni di firme, ma con la petizione che ci fai? te la mangi? questo e' un atto che serve perche' produce un referendum, mentre la petizione dice soltanto 'quanto sei brutto e cattivo brutto lupo' e quello dice 'chi se ne frega, io intanto faccio il lupo'".

www.larepubblica.it

Via libera del Senato al lodo Alfano Di Pietro: "E' un ricatto di Berlusconi"

Il leader dell'Italia dei Valori promette battaglia contro il provvedimento che introduce l'immunità per le alte cariche. "E' un ricatto del presidente del Consiglio a questo Parlamento"

Roma, 22 luglio 2008 - Con 171 voti a favore, 128 no e 6 astenuti l'aula del Senato ha dato il via libera definitiva al Lodo Alfano, l'immunità per le quattro alte cariche dello Stato per la legislatura in corso.

E' composto di un articolo diviso in otto commi il testo del cosiddetto 'lodo Alfano', la norma approvata questa sera definitivamente dall'Aula del Senato, che prevede l'immunità e quindi la sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato (presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio). Ecco cosa prevede il 'lodo':

SOSPENSIONE DEI PROCESSI - Sono sospesi, per tutta la durata della carica, i processi penali nei confronti del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio e dei presidenti di Camera e Senato. I procedimenti giudiziari che restano sospesi possono anche riferirsi a fatti commessi prima della assunzione dell'Alta carica e possono essere già in corso, in ogni fase o grado di giudizio. Per il capo dello Stato e per il premier restano esclusi i reati commessi nell'esercizio della loro funzione. Continuano infatti ad applicarsi gli articoli 90 e 96 della Costituzione, che prevedono che il presidente della Repubblica possa essere posto in stato di accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione e il premier possa essere imputato per 'reati funzionali', previa autorizzazione della Camera di appartenenza.

NON REITERABILITA' DELLE TUTELE - La sospensione del processo non è reiterabile, ovvero una stessa persona non può goderne se, cessata una carica, ne assume un'altra, con una sola eccezione, quella di un presidente del Consiglio nominato 2 volte nel corso di una stessa legislatura.

RIPRESA PROCESSO IN CASO DI NUOVA CARICA - E' prevista la ripresa dei processi a carico di uno dei 4 beneficiari del lodo nel caso in cui costui cambi ruolo o funzione nel corso della legislatura. Ad esempio, il presidente del Consiglio, se venisse eletto capo dello Stato, non potrebbe godere di nuovo della sospensione, neanche se assumesse la nuova carica nella stessa legislatura.

RINUNCIABILITA' - Ognuna delle cariche a cui si applica il lodo può rinunciare "in ogni momento" alle tutele.

CONGELAMENTO DELLA PRESCRIZIONE - Quando il processo viene sospeso, si congela anche la prescrizione del reato: i termini di decorrenza della prescrizione ricominciano da quando cessa la sospensione.

TUTELA DELLE ALTRE PARTI - Le altre parti processuali possono in ogni caso trasferire il processo sospeso in sede civile.

ENTRATA IN VIGORE - Il lodo Alfano entrerà in vigore dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, dopo la firma per la promulgazione da parte del capo dello Stato.

DI PIETRO

Il Lodo Alfano è un "ricatto" nei confronti del Parlamento e, una volta approvato, l'Idv è pronta a raccogliere le firme per il referendum abrogativo. Promette battaglia Antonio Di Pietro conversando con i cronisti a Palazzo Madama dove è atteso in serata il via libera definitivo al provvedimento che introduce l'immunità per le più alte cariche dello Stato. Un provvedimento che, per il leader dell'Idv, "rappresenta un sequestro delle funzioni parlamentari, un ricatto che il presidente del Consiglio ha fatto a questo Parlamento".

"In un Paese civile - prosegue l'ex ministro - bisogna avere la certezza che uno che fa il presidente del Consiglio non sia un delinquente, saperlo dopo non serve a nulla". A chi sostiene che il provvedimento serve alla 'serenità' nello svolgimento delle funzioni istituzionali delle cariche coinvolte, Di Pietro replica: "L'unico ad essere rasserenato è il presidente del Consiglio che evidentemente temeva il processo. Ogni volta che teme un processo - rincara Di Pietro - si fa una legge o per non farsi processare o per depenalizzare il reato o per arrivare prima alla prescrizione. Dimostrasse che non ha nulla da temere. Chi non ha nulla da temere non scappa dal giudice ma corre dal giudice. È troppo facile - conclude il leader dell'Idv - fare il presidente del Consiglio così".
Di Pietro ribadisce infine l'intenzione di raccogliere le firme per un referendum abrogativo, anche nel caso una parte dell'opposizione, in primis il Pd, non lo seguisse: "Abbiamo la forza per farlo da soli".



www.quotidiano.net